COSA SONO QUEI MISTERIOSI CONI A SPIRALE NEL DESERTO EGIZIANO???

Desert Breath
Una stranezza geologica? Una città aliena recentemente scoperta? Un cerchio nel grano di sabbia? Questi strani coni e buchi nel terreno sembrano essere un curioso fenomeno esoterico comparso nell’arido deserto d’Egitto.

La spiegazione ufficiale è molto semplice, eppure qualcuno sospetta che c’è dell’altro.

 
Cosa sono questi misteriosi coni disposti a spirale su di una superficie di 10 mila metri quadrati, posti nel deserto del Sahara orientale, al confine tra il Mar Rosso e l’Egitto?
 
Chi c’è dietro questa misteriosa formazione? Quando è stata costruita? E qual è, o qual è stato, lo scopo dell’enigmatica configurazione a spirale di questi 89 coni?
 
Benché la mente corra subito nell’individuazione di una qualche spiegazione esoterica e misteriosa, fughiamo immediatamente ogni perplessità spiegando che la configurazione nota come “Desert Breath” (Respiro del Deserto) è un’istallazione artistica! Sì, un’opera d’arte.
 
L’autore di questa enigmatica opera è l’artista greca Danae Stratou che insieme al suo team artistico DAST ha creato Desert Breath intorno alla metà degli anni ’90, impiegando diversi anni per portare il progetto a completamento. Nonostante l’opera sia stata terminata nel 1997, a distanza di quasi 17 anni, Desert Breath esiste ancora. Nell’idea del suo creatore, l’opera deve subire la disintegrazione lenta da parte degli agenti atmosferici, così da diventare uno strumento per ricordare il trascorrere inesorabile del tempo.
 
La costruzione di Desert Breath ha richiesto lo spostamento di quasi 8 mila metri cubi di sabbia, in modo da precisi volumi conici positivi e negativi. I coni formano due spirali ad incastro che si muovono verso l’esterno partendo da un centro comune, con una differenza di fase di 180° gradi nella stessa direzione di rotazione. Al centro è posto una grande vasca dal diametro di 30 metri, la quale normalmente è ripiena d’acqua fino al bordo.
 
 
Ma perchè?
 
Alcuni blogger si sono chiesti il perché di un dispendio di energie e risorse per un progetto artistico decisamente sproporzionato rispetto al suo scopo e del tutto inaccessibile alla contemplazione dei visitatori, dato che richiede di avventurarsi nel deserto del Sahara. In realtà, non si riesce neanche a capire bene chi sia stato a finanziare l’immensa opera d’arte.
 
Secondo quanto scrivono gli autori sul sito ufficiale del gruppo, il deserto rappresenta per gli artisti il luogo dove si sperimento l’infinito. Nelle tradizioni mistiche delle religioni semitiche, (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) il deserto rappresenta il luogo dell’incontro con la divinità: il deserto è il luogo della ‘teofania’, della manifestazione di Dio.
 
Inoltre, è interessante sapere che nella mitologia egiziana esistesse una divinità di nome Sekhmet, originariamente considerata come la dea guerriera dell’Alto Egitto. Veniva raffigurata come leonessa o come una donna dalla la testa leonina (come la sfinge di Giza), ed a partire dalla XVIII dinastia acquisì anche i simboli divini quali il disco solare e l’ureo, una decorazione a forma di serpente posta, in origine, ai lati del disco solare e successivamente sul copricapo dei sovrani egizi.
 
Figlia di Ra, Sekhmet era membro della triade come sposa di Ptah e madre di Nefertum, prendendo anche l’epiteto di “La grande, amata da Ptah”. Era la terribile dea della guerra che impersonificando i raggi dal calore mortale del sole incarnava il potere distruttivo dell’astro ma anche l’aria rovente del deserto i cui venti erano il suo alito di fuoco e con i quali puniva i nemici che si ribellavano al volere divino. Rappresentava anche lo strumento della vendetta di Ra contro l’insurrezione degli uomini imponendo l’ordine del mondo.
 
Portava morte all’umanità ma era anche la dea protettrice dei medici come citano i papiri medici Ebers ed Edwin Smith ed i suoi sacerdoti, molto potenti erano spesso chiamati per la cura di patologie ossee, quali le fratture. Più di cinquecento statue della dea sono state trovate nel tempio di Karnak, fatte erigere da Amenofi III per non inimicarsi la crudele dea. Era temuta persino nell’Aldilà dove il malvagio Seth ed il serpente Apopi venivano sconfitti dalla dea che abbracciava con le sue spire di fuoco Ra nel suo viaggio notturno.
 
Le tradizioni raccontano che Sekhmet avesse creato il deserto tramite il suo respiro, da qui il nome di Desert Breath. L’istallazione potrebbe essere stata realizzata come memoria di un passato remoto, quando l’umanità viveva in compagnia degli dei? Ovvero, quelli che secondo i teorici degli Antichi Astronauti erano viaggiatori non terrestri che hanno influenzato il normale percorso evolutivo dell’uomo?
 
 
La Spirale Sacra
 
Qualche tempo fa, il Crop Circle Wiltshire Study Group ha pubblicato un articolo nel quale si analizzava la struttura a forma di spirale, comparandola con due Crop Circles comparsi rispettivamente nel 1994 nel West Stowell (Galaxy formation), e nel 1996 sulla Windmill Hill (Fractal formation).
 
 
 
Anche in questo caso, l’accento è posto sulla sacralità dei simboli posti nell’opera d’arte. In particolare l’attenzione si rivolge al significato della spirale, uno dei simboli più antichi che il genere umano abbiamo conosciuto.
 
Cosa hanno in comune una galassia, l’accrescimento biologico di alcune specie animali, la spaziatura tra le foglie lungo uno stelo e la disposizione dei petali e dei semi di girasole? Tutti questi presentano schemi riconducibili a quello della sezione aurea e alla “spirale logaritmica” detta anche “spirale aurea”.
 
In un articolo precedente, abbiamo segnalato come sin dai tempi più antichi, ha sempre suscitato una grande meraviglia l’esistenza della “Sezione Aurea”, o anche detta “Proporzione Divina”, espressione coniata da Frà Luca Pacioli, frate e matematico del XV secolo, con la quale si esprime un rapporto proporzionale esistente in natura e sulla quale sembrano essere modellate tutte le cose.
 
 
E se Dio fosse un matematico?
 
Le divinità dei nostri antenati erano antichi astronauti?
 
 
Nei megaliti di Stonehenge, le superfici dei due cerchi concentrici di pietre stanno tra loro nel rapporto di 1,6; la piramide egizia di Cheope ha una base di 230 metri ed una altezza di 145: il rapporto base/altezza corrisponde a 1,58 molto vicino a 1,6; anche nella progettazione della Cattedrale di Notre Dame a Parigi e del Palazzo dell’ONU a New York sono state utilizzate le proporzioni del rettangolo aureo.
 
Molti ricercatori credono che la spirale sia l’antico simbolo che rappresentava la civiltà di Atlantide. E’ possibile che i creatori dell’opera abbiano tenuto in considerazione queste proporzioni ‘divine’ quando hanno voluto creare l’opera?