Ighina e l’elica che comanda le nuvole

Attraverso la teoria dell’atomo magnetico lo scienziato inventò uno strumento per far piovere. Ma nessuno gli diede mai credito. E se lo usassimo contro la crisi idrica?


IMOLA – Lo chiamavano scienziato pazzo, o in maniera più onirica “uomo delle nuovole”, ma forse oggi Pier Luigi Ighina avrebbe saputo come far scendere l’agognata pioggia, e porre rimedio all’emergenza idrica romagnola. Sì, perché lo scienziato milanese ma imolese d’adozione, aveva sviluppato un sistema per richiamare o allontanare le nuvole, o addirittura di far piovere.

IL CUORE PULSANTE DEL SOLE. Delle invenzioni e degli studi di Ighina ha parlato anche Report, cui lo scienziato aprì le porte del suo laboratorio nel 1998. Alle telecamere della Rai Ighina, nato a Milano nel 1908, dall’alto dei suoi studi sulla radioelettronica e l’elettromagnetismo, raccontò della sua prima teoria sul ritmo magnetico Sole-Terra. Per metterla in pratica, era necessario uno strumento di sua invenzione, in grado – secondo lui – di scindere l’atomo magnetico in monopoli magnetici: quello positivo sarebbe l’energia solare, che arriva alla terra in forma spiraliforme, mentre dalla terra partirebbe il monopolo negativo che si ricondurrebbe al sole tramite un ciclo a spirale contraria. Lo scontro tra queste due ipotetiche particelle pulsanti creerebbe la vita e la materia, ognuna caratterizzata da un proprio ritmo. Sempre secondo Ighina, al centro del sole vi sarebbe un cuore magnetico che pulsa al ritmo del cuore umano.

LA MACCHINA DELLA PIOGGIA. Lo scienziato presentò anche il suo “Centro internazionale di studi magnetici”, fondato a Imola nel 1937 (anno di morte di Guglielmo Marconi, con cui il ricercatore ha lavorato).
E proprio in Romagna, nel suo laboratorio-casa situato vicinissimo all’autodromo, Ighina continuò a lavorare e sviluppare i suoi strumenti e le sue teorie, secondo le quali, grazie al potere di rigenerare cellule morte, sarebbe stato in grado di allontanare terremoti e comandare le nuvole. Questo con l’ausilio delle sua invenzioni più famosa: la valvola dei terremoti e lo “stroboscopio ritmico magnetico solare”, meglio noto come la “macchina della pioggia”. Quest’ultima è composta da una grossa elica rivolta verso l’alto, e due gruppi di tubi, uno in superficie e uno sottoterra, carichi di polvere di alluminio. I tubi si caricano di energia solare (sprigionata dall’elica): se quella emessa è energia positiva, le nuvole si allontanano, se viceversa l’energia è negativa, le nuvole vengono attirate fino allo scatenarsi della pioggia.

TEORIE SCOMODE. E l’esperimento, si dice, riuscì. Anche gli scienziati intervistati dalla Rai alla fine si danno credito alle teorie di Ighina (anche in virtù delle riprese mostrate dal filmato di Report). Il suo collaboratore però, Luigi Fanton, si rifiutò sempre di riprodurre l’esperimento.
Ma Ighina abituato a non essere preso sul serio, sosteneva di essere “scomodo”, e sempre a Report dichiarò “se mi prendono mi fanno fuori”. Non lo sapremo mai, perché “l’uomo delle nuvole” morì l’8 gennaio 2004 a 96 anni. Ma dopo la sua morte, tutti le sue carte, i suoi strumenti, i suoi studi, il suo laboratorio, scomparvero. Al posto del suo laboratorio ora, c’è una bella e curata villa circondata da cipressi, che hanno rimpiazzato le eliche.

Sarà stato anche un visionario, Ighina, uno scienziato pazzo, un Archimede dei nostri tempi, rinchiuso nel suo laboratorio a sfidare la scienza, ma la “macchina della pioggia” in questo momento ci avrebbe fatto davvero comodo.